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Il coma di Oscar

Un evento che ha cambiato tutto,
aprendo un cammino fatto di presenza, dolore e amore

Il racconto di un percorso lungo e complesso, attraversato da una madre accanto a suo figlio, tra ospedali, casa e scelte difficili, senza mai smettere di esserci

Il percorso ospedaliero e assistenza domiciliare

​Ci sono date che non si dimenticano.
Ci sono momenti che dividono la vita in un prima e un dopo.


Il 30 agosto 1995 è stato quel momento per me.
Oscar, mio figlio, ha avuto un incidente in Francia. È annegato in una piscina. Il suo cuore si è fermato per circa 37 minuti.
Da lì è iniziato tutto.

I primi giorni sono stati sospesi tra la vita e la morte. Otto giorni di coma irreversibile, in cui i medici arrivarono persino a suggerire l’espianto degli organi.
Ma io non ho mai smesso di credere che Oscar fosse ancora lì.


Il 17 luglio siamo rientrati in Italia, a Torino.
Oscar era in coma, ma qualcosa era cambiato: era un coma reversibile di primo grado.vLe condizioni erano comunque gravissime.
Nei mesi successivi, tra agosto e dicembre 1995, senza cure specifiche, il suo corpo ha iniziato a cedere.
Una piaga profonda, valori ematici compromessi, una fragilità estrema.

Eppure, accanto a questa difficoltà, ho incontrato anche umanità.
Medici e operatori che, pur in strutture non adeguate, hanno fatto tutto il possibile.
E soprattutto, hanno iniziato a costruire con noi un rapporto fatto non solo di cura, ma di vicinanza.



Il 19 dicembre 1995 Oscar è tornato a casa.
È stata una scelta difficile, ma anche profondamente umana. A casa Oscar si rilassava. Era circondato da ciò che conosceva, da affetti veri.

Si è creata una rete straordinaria di volontari.
Fisioterapisti e logopedisti ci hanno aiutato a prenderci cura di lui.

Ma insieme a questo, c’era anche un peso enorme:
i costi, la gestione continua, l’assistenza 24 ore su 24.
E un sistema che non era pronto: abbiamo dovuto aspettare più di due anni per un sostegno economico, peraltro incompleto.


Nel 1998 abbiamo affrontato un altro viaggio, lungo oltre 1300 chilometri.
Oscar è stato ricoverato a Crotone, presso l’Istituto Sant’Anna. Lì abbiamo trovato competenza, attenzione, terapie innovative.
Idroterapia, trattamenti mirati.

E poi è successo qualcosa che non dimenticherò mai: dopo tre anni di silenzio, ho sentito la voce di mio figlio.

Un attimo. Un suono. Ma sufficiente a ricordarmi che Oscar c’era.

Anche lì, però, le difficoltà non mancavano.
La distanza, i costi elevati, la solitudine di essere lontani da casa.



Nel 2001 un nuovo percorso ci ha portati all’Istituto Medea di Bosisio Parini.
Qui Oscar è stato coinvolto anche in attività ludiche.
Non era solo un paziente: era un bambino.

E qualcosa, ancora una volta, si è mosso.
Dopo un mese, ha iniziato a comunicare con gli occhi e con una gamba.

Piccoli segnali.
Immensi per una madre.


Oscar è rimasto in stato vegetativo fino al 30 maggio 2014.
Anni lunghi, intensi, difficili.
Anni fatti di presenza, di fatica, di amore che non si è mai fermato.

Questa è la nostra storia.Una storia che non parla solo di dolore,
ma di legame, di resistenza, di cura.

Ed è da qui che è nato tutto il resto.


 

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